600 grotte | Il territorio
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Il territorio

Chiaromonte conta circa 1900 abitanti ed è adagiata su uno sperone roccioso di quasi 800 metri slm, sulla valle del Fiume Sinni e nel cuore del Parco Nazionale del Pollino. A metà strada tra lo Ionio e il Tirreno, a cento chilometri da Matera e a poco più da Potenza, dal punto di vista climatico viene maggiormente influenzata dallo Ionio e, pur essendo una località di montagna, è caratterizzata da temperature miti. La particolare posizione geografica potrebbe anche essere alla radice del nome del paese: “Mons Clarus”, ovvero Monte Luminoso.
Il centro storico è quasi un anfiteatro per la sua conformazione architettonica: in cima c’è l’antico Castello, un tempo residenza estiva dei Principi di Sanseverino, il cui principato si estendeva dalla provincia di Salerno fino in Calabria. È ancora possibile ammirare i resti delle antiche torri e delle porte di accesso all’antico borgo feudale, così come i molti palazzi gentilizi e le dimore storiche, come palazzo Dolcetti, palazzo Lauria, palazzo Donadio e palazzo del Barone di Giura (ufficiale medico della Marina Militare insignito del titolo di Mandarino di Prima Classe, uno dei pochi occidentali ammessi nella Città Proibita).

Caratteristica unica del territorio di Chiaromonte sono le sue cantine: circa 600 grotte scavate nella roccia sul lato nord del borgo, in cui in passato veniva conservato il vino, oggi utilizzate come luogo di incontro e di convivio. Un legame profondo, quello tra Chiaromonte e la vitivinicoltura, confermato dalla presenza della Cattedra di Agraria dell’Università degli Studi “Federico II” di Napoli.
Fin dal X secolo (come si legge al link https://mefra.revues.org/2438) le comunità chomio-enotrie si sono stabilite nell’entroterra agrino-sinnico e, quindi, a Chiaromonte, con le prime forme di strutturazione sociale e di sviluppo, con l’insorgere di nuclei familiari dominanti al vertice della comunità – segnati nelle deposizioni funerarie – che divengono nel tempo una sorta di autorità politica locale in grado di gestire le risorse e gli spazi economici della comunità, i rapporti con quelle contigue o esterne e ancora i traffici e gli scambi di beni, anche pregiati, lungo le vie carovaniere interne e infine i primi rapporti con le realtà protoemporiche elleniche, che già dai decenni finali dell’VIII secolo a.C. erano attestate lungo gli ambiti costieri.

I gruppi dell’Enotria interna (come Chiaromonte) divengono soggetti gestori di traffici lungo le vie carovaniere tra Ionio e Tirreno, dando origine a processi di sviluppo economico e crescita demografica nelle comunità locali, che a loro volta si inseriscono in una rete di scambi volti alla redistribuzione dei beni di importazione e del surplus economico locale. Proprio l’incremento dei traffici nei territori interni nel corso del VII-VI secolo a.C. e la maggiore apertura ai traffici transmarini comportano il diffondersi di beni pregiati ed esotici, necessari a sottolineare l’alto livello sociale e il rango degli esponenti dei nuclei familiari dominanti, ora vere e proprie aristocrazie locali.
Infine, Chiaromonte e il suo territorio sono stati più volte al centro di ricerche condotte da prestigiose università: basti pensare che il politologo Edward C. Banfield scelse questa comunità come oggetto dei suoi studi sociologici condotti per conto dell’Università di Harvard, resi poi noti in tutto il mondo.
Per approfondire:
http://www.chiaromonte.gov.it/hh/index.php?jvs=0&acc=1
http://www.aptbasilicata.it/Chiaromonte.285.0.html

Le foto sono pubblicate per gentile concessione del concorso Chiaropixel promosso dall’Associazione “Il Sorriso” di Chiaromonte. A questo link sono visibili le foto in concorso che offrono una esaustiva panoramica del territorio di Chiaromonte